The end of the world as we know it

"Fughe dionisiache, apollinee denunce", una bi-personale in un unico ambiente e con un unico motivo: riportare l'attenzione sulla forma interna e la natura stessa del fare arte.

Le mostre, in apparentemente contrasto, possono essere lette come una bi-personale che permette di evidenziare il contrasto che assume la sola forma esteriore delle opere d'arte, mantenendo comunque identità/omogeneità nella forma interna.
Con la caduta dell'accademismo e lo sviluppo delle avanguardie si è assistito ad un moltiplicarsi esponenziale delle forme esteriori dei prodotti artistici con una inevitabile confusione nel pubblico distratto da questa eterogeneità. Una eterogeneità la cui apparenza si vuole dimostrare quando dalla forma esterna si inizia a guardare quella interna.
Entrambi gli artisti, consapevoli o meno del loro ruolo sociale, portano avanti un fare che ha come centralità la funzione salvifica dell'arte all'interno della nostra società.
Che sia "l'horror vacui" di Lonigo o "l'horror" pleni di Gaudio poco importa. 

Il  rifugiarsi in un mondo interiore, un confortevole regresione all'infanzia, di Lonigo o la proiezione in un futuro più o meno prossimo in cuoi la distopia di Gaudio ci porta, non sono altro che il rovescio di una medesima medaglia. Guidati da muse, che non sono propriamente muse, i due artisti ci conducono in mondi differenti ed opposti: una fuga dionisiaca per Lonigo e una denuncia apollinea di Gaudio.
Temperamenti diversi mirati entrambi ad affrontare il disagio dei nostri tempi. Opere in cui lo spettatore può trovare conforto o stimolo, a seconda del proprio stato d'animo: una fuga confortevole o uno stimolo alla ribellione.
Dioniso e Apollo stanno a guardare i propri alfieri.

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